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  • In Il Folklore gen./feb. 2018
  • 01 03 2018
  • By Sabina Gala

La lunga Tarantella del Carnevale di Montemarano.

Gli ultimi tre giorni di carnevale sono attesi tutto l’anno dai montemaranesi, che li considerano una delle occasioni più importanti per ballare la tarantella. Durante la domenica, il lunedì e il martedì grasso, infatti, le vie di Montemarano, paese dell’alta Irpinia, si popolano di maschere e mascherate, di tarantelle processionali guidate dai pulcinella nel ruolo di “capi ra ballo” (capi del ballo).

Dopo un primo giro di apertura del rito coreutico da parte dei soli capi ra ballo e dei suonatori, la mascherata assume un ordine preciso di posizione delle varie figure che la compongono: davanti i ballerini travestiti, disposti su due file parallele, seguiti dai suonatori; chi può spostarsi liberamente da una parte all’altra del corteo sono i pulcinella che si muovono avanti e in dietro per mantenere l’ordine e far scorrere la G di Sabina Gala «LA MASCHERATA NOSTRA NON SI MISCHIA CON LA VOSTRA!» processione.

Le maschere sono le più svariate: da quelle tradizionali come “la vecchia”, “la pacchianella” e “il pezzaro”, a quelle che di anno in anno si rifanno a personaggi di fama internazionale, ai temi più disparati impersonati anche da gruppi che spesso si accordano per un travestimento corale.Spring Sbga211 Grand Seiko Titanium Snowflake new 9r Drive thQCxBsdr

Il travestimento è spesso usato per giocare con la propria identità: alcune persone infatti si mascherano in modo da non essere riconosciute nemmeno dai propri compaesani. Un’altra pratica legata al travestimento è quella di cambiare abito durante i tre giorni cercando di stupire ogni volta con una trovata originale o con l’impersonificazione di determinati personaggi curati nel minimo dettaglio; in questo caso l’abito considerato più apprezzabile viene solitamente conservato fino all’ultimo giorno e sfoggiato il martedì grasso.

Il capoballo è vestito col classico abito bianco da Pulcinella e un lungo cappello conico, sotto la camicia spesso nasconde un sacco con dei confetti che lancia sui partecipanti quasi a benedire la mascherata e con un bastone si aiuta nello svolgere il proprio compito.

Si possono anche verificare dei momenti di goliardica tensione quando due mascherate rivali si incontrano sulla stessa via: in queste circostanze i suonatori si impegnano ad aumentare il volume sonoro e la presenza scenica del proprio gruppo levando in alto clarinetti e tamburelli.

C’è infatti una sorta di senso di appartenenza ad una o all’altra mascherata sia da parte delle maschere che dei suonatori che porta ad una certa competizione sera i gruppi (come emerge da una delle strofe cantate della tarantella qui scelta come titolo).

In fondo al corteo, dietro ai suonatori, ci sono le persone non mascherate, infatti per far parte della sfilata e per poter ballare la tarantella bisogna necessariamente essere vestiti in maschera (fatta eccezione per i suonatori).

Le sfilate processionali finisce con un momento di euforia generale in cui tutte le mascherate si riuniscono, i suonatori suonano assieme, i ballerini si raggruppano e levano frequenti grida di esaltazione. A sera le maschere si ritirano per poi uscire nuovamente più tardi e ritrovarsi in luoghi chiusi, come negli ultimi anni la palestra delle scuole, per continuare a festeggiare e ballare a suon di tarantella (questa volta in cerchio), valzer, polka, mazurka e qualche ballo di gruppo.

L’organico strumentale è attualmente composto da fisarmonica, clarinetto e tamburello (e castagnole per i ballatori), questi strumenti hanno sostituito nel corso del ‘900 l’antico organico di ciaramella, organetto (che nei primi del ’900 aveva a sua volta preso il posto della zampogna) e tamburello Negli anni ’50 fu ‘Mbrusino (Ambrosino), suonatore di banda, a introdurre il clarinetto che via via ha preso il posto della ciaramella, strumento a scala diatonica melodicamente più limitato.

I suonatori di clarino che assumono l’importante ruolo di suonare per la mascharata, oltre ad apprendere e utilizzare le melodie tradizionali (quelle che un tempo erano proprie dei canti a tarantella), ogni anno studiano nuovi “passaggi” e li propongono durante le sfilate dei tre giorni canonici del carnevale, soprattutto nell’ultimo giorno.

Saranno poi i ballerini a decretare il successo o l’abiura di ciascun nuovo tema o variante proposto da ciascun suonatore. Se il nuovo motivo “fa muovere il piede”, cioè incita con la sua cadenza e con gusto musicale i ballerini nel ballo, esso rimane poi patrimonio collettivo fra i temi “classici” della tarantella montemaranese.

La musica della tarantella montemaranese è caleidoscopica (Giuriati 1982), è formata cioè da numerosi temi musicali, di cui almeno tre risultano essere i più antichi perché abbinati ai canti a tarantella, che ogni tanto sgorgano da parte delle maschere e del pubblico che segue a ridosso dei suonatori; poi nel tempo se ne sono aggiunti numerosi altri che via via sono stati composti dai musicisti locali.

Spetta al suonatore di clarino transitare da un tema melodico all’altro con prevalenza di tonalità maggiori. Oggi si tende ad un aumento del volume complessivo: con il moltiplicarsi del pubblico e della confusione ambientale presente durante la sfilata di carnevale si sono aggiunti prima più fisarmoniche e tamburelli, poi più clarinetti che si limitano vicendevolmente nella libertà di scelta e interpretazione dei moduli tematici della complessa melodia della tarantella.

La componente musicale è quindi parzialmente in continua evoluzione, ma ci sono altri elementi caratteristici della festa che mutano col passare del tempo, a esempio il percorso delle mascherate e i luoghi del carnevale.

Un tempo era la parte vecchia del paese ad essere maggiormente percorsa dalle processioni, col passare degli anni poi Piazza del Popolo (detta a chiazza), e via Roma (con la sua parte finale chiamata o ponte) sono diventate meno trafficate e le mascherate si incontrano e si scambiano principalmente lungo via San Francesco, che ospita i vari bar ed esercizi commerciali del paese.

Una delle cause di questo spostamento dal centro storico verso le zone nuove, oggi non più periferiche, è stato il terremoto del 1980, dopo il quale si è avviato un processo di costruzione di nuove abitazioni e di abbandono delle vecchie case.

Allo svuotamento del centro storico è corrisposto lo slittamento della vivacità del carnevale verso zone più nuove, questo perché lo spazio delle mascherate è strettamente collegato ai luoghi della vita quotidiana del paese ed muta parallelamente alla società montemaranese.

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Un ulteriore elemento che ha portato il carnevale a trasformarsi è la notorietà di questa festa negli ambienti folk e la capacità di attrazione di turisti “partecipanti”, di tanti curiosi o appassionati che giungono a Montemarano nei giorni di carnevale.

Questo ha portato nel 2012 alla nascita di una scuola di tarantella montemaranese che insegna ai forestieri il ballo durante le mattine nei giorni della festa e che durante la sfilata esce con una propria mascherata. Oggi il carnevale va slittando verso modelli ricorrenti di etnofestival, con incontri di studio, seminari didattici, manifestazioni enogastronomiche, visite organizzate, promozione turistica, arrivi di autobus di spettatori etnofili, ecc.

Ma mentre la tarantella di Montemarano si diffonde anche nei corsi di danza popolare in tutta Italia, in paese si assiste a una progressiva diminuzione di ballerini (cosa che non sta avvenendo per i suonatori, ancora oggi quasi esclusivamente uomini).

La tarantella, seppur ancora viva e praticata dai montemaranesi, si sta progressivamente impoverendo: infatti le ultime generazioni locali stanno perdendo alcune forme del ballo come la tarantella in coppia o a quattro (a vantaggio di quella processionale e in cerchio) o riducendo il repertorio di “passi” e “figure”; tante sono le varianti del ballo che si stanno dimenticando e si sta smettendo di tramandare, così come le posture e gli stili cinesici.

Ciò può rientrare anche nella generale tendenza all’omologazione che la danza popolare vive negli ambienti del folk revival e anche in un contesto del genere può accadere che persone provenienti da realtà differenti da quella montemaranese introducano a margine delle sfilate dei balli folk “di consumo” che si rifanno a modelli standardizzati slegati ai contesti locali.

Aumentano quindi le persone provenienti da fuori e diminuiscono i montemaranesi che si mascherano, quasi a voler lasciare il posto alle persone esterne alla comunità per dovere di ospitalità, oppur è un segno di disaffezione a questa festa che, nonostante le salde radici nella comunità, sta probabilmente scontando la fama che ha raggiunto.

Secondo Giuriati “vi possono essere diversi motivi che determinano questa trasformazione, probabilmente legati ad una aumentata “spettacolarizzazione” della festa, che prevede maggiore organizzazione da parte delle istituzioni locali, una semiprofessionalizzazione delle figure principali del Carnevale, fra cui i musicisti, e per contro, una disaffezione delle maschere più inclini ad una organizzazione “spontanea” ed estemporanea della sfilata” (Giuriati 2011, 17).

Le sfilate diventano meno rigorose e il ruolo dei capi ballo più difficile dato che devono “insegnare” come stare nella mascherata a persone che ne ignorano le regole: esiste infatti un “galateo” ben preciso da rispettare durante le tarantelle processionali, galateo che lascia spazio all’evasione, al divertimento, al vino, all’ironia, ma che prevede il rispetto di norme e ruoli precisi.

Nonostante queste trasformazioni il carnevale rimane una festa a cui la comunità montemaranese continua a essere fortemente legata e questa è a sua volta condizionata dagli eventi paesani: vicende, dinamiche e rapporti interpersonali influenzano l’andamento della festa (come ad esempio funerali vicini alla fine del carnevale, partenze o ritorni dei suonatori).

E ciò è sintomatico di una forte “interdipendenza” fra paese e carnevale, momento di autoriconoscimento della comunità che vive e mostra uno dei suoi segni identitari: la tarantella, che diviene elemento di distinzione e orgoglio nei confronti dei paesi limitrofi.

“Un popolo che balla, il ballo come anima di un popolo: questa fama è riconosciuta e apprezzata in tutta l’Irpinia, tanto che oggi Montemarano è per antonomasia “il paese della tarantella”.” (Gala 1999, 12) sostiene Pino Gala tanto che l’attaccamento dei montemaranesi alla loro tarantella diviene spesso oggetto di ironia da parte dei paesi vicini che alle volte invidiano la notorietà raggiunta da Montemarano e ne imitano il ballo.

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